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Shiva, il dio della distruzione, anche conosciuto come Nataraja, dio della danza (dal sanscrito: nata = ballo e raja = Dio), è, probabilmente, l'immagine più rappresentativa del pensiero induista. Il Danzatore Cosmico rappresenta l'Energia Eterna, l'immensa forza del suo movimento frenetico e incessante è il potere dell'evoluzione, del mantenimento e della dissoluzione del mondo. La natura e tutto il creato costituiscono il prodotto della sua danza eterna.
Un leggenda narra che, in una foresta dell'India Meridionale, vivevano numerosi saggi eretici. Shiva vi si recò, accompagnato da Vishnu sotto le mentite spoglie di una bella donna. I saggi, alla vista di quella donna bellissima, iniziarono a litigare violentemente fra di loro e presto si accanirono anche contro il dio, tentando di distruggerlo con degli incantesimi. Essi crearono, dal nulla, una tigre, perché aggredisse Shiva ma il dio, con l'unghia del suo mignolo, spogliò la tigre della sua pelle e se l'avvolse intorno al corpo come una stoffa di seta. I saggi, allora, fecero apparire un serpente mostruoso ma Shiva, resolo inoffensivo, se lo attorcigliò intorno al collo come una collana.
A quel punto il dio iniziò a danzare ma i saggi evocarono un demone, sotto forma di un nano, perché lottasse contro Shiva. Nulla potè, tuttavia, il nano contro il dio, il quale pose la pianta del piede sulla sua schiena, immobilizzandolo.
Con il nemico bloccato sotto il suo piede, Shiva continuò a danzare.
Per comprendere appieno il significato di Nataraja dobbiamo addentrarci nel significato profondo della sua danza.
L'iconografia induista rappresenta Shiva Nataraja con quattro braccia (che simboleggiano i quattro punti cardinali) che balla con il piede destro poggiato su di una creatura di piccole dimensioni, il demone Apasmara Purusha, mentre la gamba sinistra è elegantemente sollevata da terra.
Un cobra avvolge le sue spire intorno all'avambraccio destro del dio, il quale danza all'interno di un cerchio di fuoco. La danza di Shiva è anche denominata anandatandava, o Danza della Beatitudine.
La mano superiore destra regge un damaru, il piccolo tamburo a forma di clessidra, che tiene il ritmo della danza e che è, anche, il simbolo del suono primordiale che ha generato la creazione di tutte le cose esistenti.
Il tamburo-clessidra, data la sua forma particolare, rappresenta anche i due principi vitali: il maschile ed il femminile. Due triangoli uniti a formare un esagono. La separazione dei due triangoli significherebbe anche il dissolversi dell'universo.
Dal palmo della mano sinistra superiore, le cui dita sono atteggiate nella posizione della mezzaluna, nasce una fiamma a cinque punte. Il fuoco rappresenta l'elemento distruttore, purificatore e simbolo di trasformazione. Secondo la mitologia induista la fine del mondo avverrà tramite il fuoco, strumento di distruzione. Le due mani superiori, dunque, equilibrano creazione ed annientamento.
La seconda mano destra, con il palmo aperto e rivolto verso l'esterno, fa un gesto che rassicura mentre la seconda mano sinistra fa un gesto protettivo. Nonostante il dio possegga, dunque, una enorme forza distruttrice, Shiva rassicura i suoi devoti con un gesto che promette protezione. |
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Sullo shivaismo ha scritto Selene Calloni. Puoi leggere il suo interessantissimo intervento, nella sezione "I miei ospiti", cliccando qui |
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