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Nudo, sporco, scarmigliato (folle, diremmo noi), attraversa i villaggi mostrandosi alle mogli degli asceti in tutta la sua impudica bellezza e suscitando un'attrazione irresistibile.
Ecco che il "distruttore", colui che "danza" sulle rovine del tempo, diviene il dio dell'atto creativo per eccellenza, il sesso.
Il "linga", il fallo, è il simbolo di questo aspetto ed è fatto oggetto di culto.
Con Parvati, la sua sposa, la "donna della montagna" (il luogo dove cielo e terra si uniscono) Shiva gode di un perpetuo amplesso, finalizzato non alla procreazione ma all'estasi.
Da questa unione ("maithuna") deriva non debilitazione, non depauperamento di energie, ma al contrario, è proprio attraverso l'unione con la Potenza, la Shakti, che il dio realizza la sua propria natura.
Infine Shiva è il "nataraja",il Signore della danza, la sua è la danza cosmica, mediante la quale l'universo viene manifestato, conservato e riassorbito.
Secondo la cosmologia hindu l'universo non ha sostanza.
La materia, la vita, il pensiero non sono che relazioni energetiche, ritmo, movimento e attrazione reciproca.
Il principio che da origine ai mondi, alle varie forme dell'essere, può dunque essere concepito come un principio armonico e ritmico, simboleggiato dal ritmo dei tamburi, dai movimenti della danza.
In quanto principio creatore, Shiva non profferisce il mondo, lo danza".
(A.Daniélou "Shiva e Dioniso", Ubaldini Editore, Roma, 1980)
Lo Shivaismo è una religione nata nella preistoria umana, la sua origine è così antica da farci pensare che esso possa presentarsi ovunque nel mondo come "una delle fonti principali delle religioni successive" (A. Daniélou, op. cit.).
Lo Shivaismo è una religione che trae ispirazione dalla natura stessa, esso ha trovato in India un fertile terreno di espressione e di conservazione, benché non esista "alcuna prova che il suo luogo d'origine sia stato l'India attuale, perché ne vediamo comparire quasi simultaneamente in varie parti del modo i riti e i simboli" (A: Daniélou, op. cit.).
"La sua forma occidentale, il Dionisismo, rappresenta anch'essa uno stadio in cui l'uomo è in comunione con la vita selvaggia, con le bestie della montagna e della foresta" (A: Daniélou, op. cit.).
Mentre nell'antico Egitto ricordiamo il culto di Osiride, che può essere identificato con il Culto di Shiva e quello di Dioniso.
Shiva è una figura universale, senza patria e senza tempo.
Ma lo sviluppo del culto delle regole, della morale, della ragione e dei modelli di realtà costruiti dalla mente, che hanno caratterizzato le società e le religioni successive, hanno messo al bando lo Shivaismo, al punto che esso ha potuto sopravvivere solo nascondendosi nella segretezza dei propri iniziati. |
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