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| IO, L'INDIA E LE COLLANINE - Questo é l'inizio di un'avventura nel Paese più crudele e straordinario del mondo |
Mi sono laureata con una tesi sulla società e la letteratura indiana solo un anno fa e già sembrano così lontani i colloqui con professori, giornalisti e appassionati ed un inverno a Berlino come cameriera in una pizzeria di turchi. Ed ora sono qui, sospesa in aria a migliaia di metri da terra mentre conto le ore che mi separano da Madras, nell’India del Sud.
Cerco di immaginare cosa ci sia dall’altra parte del mondo, di richiamare alla mente tutti i testi che ho letto perché mi possano essere d’aiuto, almeno nel momento dell’impatto. Probabilmente ciò che mi aspetto non è la realtà. Penso di essere preparata, ma la mia è presunzione o forse timore che mi travolgano il caldo asfissiante, gli odori pungenti, la sporcizia, la povertà. Ma ho anche voglia di gettarmi a capofitto nel cuore di questo Paese, se me lo permetterà. Ho già aspettato sin troppo.
Questo é l’inizio di un’avventura, che mi vedrà piangere d’indignazione, d’orrore e per la vista della morte. Vivrò le emozioni più forti, tremerò dalla rabbia, mi nasconderò dalla vergogna e gioirò per la purezza di un calore umano mai sentito prima d’allora. In India c’è tanto sporco, dolore, fame e miseria, c’è ingiustizia, corruzione, indifferenza e culto del dio-denaro. Ma c’è anche una luce brillante negli occhi della gente, una solidarietà, un rispetto, un senso dell’ospitalità, una sincerità ed un’umanità che noi abbiamo dimenticato.
Mai come in India mi sono sentita al sicuro. Mai come tra vacche, mendicanti e bambini di strada ho sentito la vitalità del genere umano. Vestita dalla testa ai piedi con quaranta gradi, imparando a pulirmi senza carta igienica e a mangiare con le mani mi sono sentita libera. Forse è vero, come sostengono alcuni esoterici, che l’India è il Paese dove si trova concentrata la maggior parte dell’energia della Terra.
Ci sono diversi modi di vivere questo straordinario Paese. Ci si può andare da turista, visitare i templi, fotografare le pire funebri, fare il bagno in costume ed elargire monetine a tutti i bambini e mendicanti. Oppure da hippy, rinchiudersi in ashram (centri filosofici e di meditazione) ed avere rapporti sessuali promiscui con i suoi visitatori occidentali, fumare hashish dalla mattina alla sera ed imparare a suonare la tabla. Oppure, ancora, cercare di avvicinarsi alla sua essenza, capire i limiti del pudore per non oltrepassarli, non giudicare le enormi contraddizioni e lasciare che i ritmi lenti della vita indiana entrino dentro di te, che cadano pregiudizi ed abitudini, osservare e lasciarsi rapire dallo splendore e dalla grandiosità della storia. E’ un Paese che ti può annientare per la sua crudeltà. Ma può anche farti dono di un’esperienza indimenticabile, spingerti oltre i tuoi limiti senza lasciarti la possibilità di tornare indietro. Può cambiare una parte di te per sempre. Se lo vuoi.
Ah, perché le collanine del titolo? Perché io sono tornata a casa con 101 ciondoli (non è un numero a caso) donatimi da un piccolo uomo nero con un grande sogno: permettere ai bambini più poveri di imparare a leggere e scrivere per regalargli la possibilità di scegliere il proprio futuro. Anche se non ho l’orecchino al naso, la testa coperta di dreadlocks e non profumo d’incenso vendo le collanine. Per costruire scuole per i bambini ai quali ho insegnato inglese. Non riuscirò mai a cancellare dalla memoria la gioia e la curiosità nei loro occhi. Spero di tornare presto da loro. Forse mi stanno aspettando.
pubblicato in http://www.stradanove.it/news/testi/novita-02b/nval0910020.html
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